sabato 17 gennaio 2026
STUDI ARCEVIESI 10 : IL NOVECENTO - ARCEVIA 1944. A MEMORIA degli eccidi nazifascista di monte Sant’Angelo e partigiano della Madonna dei Monti. Testimonianze inedite -
Il volume raccoglie diversi scritti frutto di studi e ricerche archivistiche effettuate nel corso degli anni ed accantonate da tempo in attesa di pubblicazione. Riguardano periodi storici ed argomenti diversi a far tempo dal 1431 con l’Inventario più antico, noto ed inedito, dei beni mobili conservati nella fortezza di Roccacontrada, con note storiche. Quindi il manoscritto "Memorie della peste" redatto nel gennaio 1524 in occasione della devastante e terribile epidemia che ha interessato, oltre le Marche,tutto il territorio arceviese. Ancora un altro manoscritto, sempre inedito ed importante, arricchisce questo numero: il "Libro delle entrate e Beni stabili" del Monastero di S. Agata, con la storia e documenti che riguardano questo antico e famoso cenobio benedettino.
Di particolare interesse poi è la vita di Alessandra Sabini, la “Santa” arceviese che, bimba di 7 anni, ebbe l’apparizione della Vergine Maria,da cui fu condotta nel Santuario lauretano. Pur segnata da questo evento miracoloso ed avendo elargito, in vita e dopo la morte, tante grazie anche nel territorio patrio, la “Santa” Alessandra attende ancora di essere beatificata.
Per quanto riguarda il Novecento, oltre ad un excursus sui maggiori avvenimenti che hanno caratterizzato questo secolo, con riferimenti alla contemporanea storia locale, si pubblicano alcune testimonianze inedite sui tragici avvenimenti arceviesi del 1944: gli eccidi nazifascista di Monte S. Angelo e partigiano della Madonna dei Monti.
A distanza di tanti anni queste testimonianze aiutano a comprendere meglio lo svolgersi di questi eventi luttuosi che hanno devastato tante famiglie. Eventi di una crudele barbarie che non potendo avere vincitori ma solo vinti, va relegata in un angolo della memoria come monito per il futuro, contro altre guerre fratricide, contro ogni guerra.
Viene ancora pubblicata una dichiarazione sottoscritta, dinanzi ad un notaio a fine novembre 1799, da un gruppo di cittadini arceviesi riguardante l’occupazione del territorio da parte dei Francesi.
Infine, uno scritto sulle Opere della Misericordia di don Luigi Guanella nelle Marche.Nel 1902 i religiosi della Divina Provvidenza giungono a Fano e nel 1903 in Arcevia, dove aprono un ricovero gratuito per orfani e per i ragazzi delle scuole elementari e tecniche. Successivamente, sempre in Arcevia, danno vita ad una innovativa colonia agricola, dove gli orfani ed anche i deficienti vengono avviati alla coltivazione sana e razionale della terra, sperimentando verso questi ultimi un efficace metodo rieducativo che consentiva di recuperarli in parte alla vita sociale.
Da : "ARCEVIA 1944" p.44
"(...) Alle prime luci dell'alba del 4 maggio 1944 circa duemila soldati tedeschi e militi fascisti con autoblindo, mortai e lanciafiamme presero d’assalto monte Sant’Angelo dopo averlo completamente circondato e bloccata ogni via di fuga. Si può ritenere che questa operazione sia stata decisa dal comando delle SS. di Spoleto con il supporto logistico ed informativo della locale Guardia Nazionale Fascista.
Su Arcevia e monte Sant’Angelo, confluirono milizie nazifasciste per lo più provenienti dal maceratese,passando per la strada Serra S. Quirico – Avacelli, ma anche dal pesarese. Per Ciarmatori ("Morire a maggio" p. 129) solo 6 camions passarono per la strada di Avacelli. Tutti gli altri non transitarono in nessuna delle tre strade bloccate dai partigiani. “Testimoni oculari, contadini del luogo, affermarono che essi passarono tutti in due stradine quasi impraticabili”. (...)
STUDI ARCEVIESI 9 : OPERE e PRESENZE ARTISTICHE in ARCEVIA, nelle MARCHE, dal IX-X secolo
Questo n°. 9 di “Studi Arceviesi” vuole essere la “Summa”di un percorso di testimonianze artistiche che prende solo l’avvio da una preistoria vissuta in villaggi dell’età della pietra, eneolitici, proto villanoviani fino alla storia degli abitati celtici e romani. Seguono secoli di silenzio documentario ed è solamente verso il IX e X secolo che il territorio arceviese presenta alcuni interessanti attestati artistici, giunti sino a noi, come l’abbazia di S. Angelo in Cameliano e la chiesa rurale di S. Ansuino di Avacelli, entrambe ristrutturate nel corso dei secoli.
E’ dal Trecento, però, che le testimonianze artistiche arricchiscono in modo continuativo,seppur graduale, il territorio arceviese.
Il massimo splendore in campo artistico e culturale, Arcevia o meglio Roccacontrada lo raggiungerà dalla seconda metà del Quattrocento fino a tutto il Cinquecento, in pieno Rinascimento,ed in tono minore interesserà la prima metà del Seicento. In ciò favorita dal potere economico, ecclesiastico e politico acquisito nel tempo dalle sue maggiori famiglie,tra cui i Mannelli, gli Alavolini, i Fossi, gli Zitelli e dalla presenza di prestigiosi personaggi come i vescovi Girolamo Mannelli e Angelo Rocca, i Cibo ed i loro parenti vescovi di Senigallia, i Vigeri della Rovere.
Tra gli artisti di rilievo presenti in questo periodo ricordiamo Luca Signorelli, i Della Robbia, il principe Gherardo Cibo, notevole disegnatore e paesaggista, che trascorse qui la maggior parte della sua vita.
Dopo una presenza ridotta, sia pure ancora interessante, di testimonianze artistiche nei secoli seguenti, bisognerà attendere il secondo dopoguerra del Novecento ed i successivi decenni per assistere ad una sensibile ripresa prima economica e quindi artistico culturale di Arcevia. La presenza di Quirino Ruggeri e in particolare del grande scultore Edgardo Mannucci, che qui risiederà sino alla morte, richiamerà artisti, letterati, poeti, musicisti e critici, di primaria importanza, alimentando un clima di forte rinascita culturale.
Arcevia, nel contempo, aveva avviato un recupero ed una riqualificazione del proprio patrimonio edilizio, storico artistico, di chiese, monumenti ed edifici pubblici promuovendo la creazione di nuovi spazi espositivi con Musei e Raccolte d’Arte. In particolare, in S. Medardo, negli ex monasteri di S. Agata, dei Cappuccini e nel complesso di S. Francesco con il Museo Archeologico Statale e l’Esposizione permanente di opere d’arte degli artisti Ruggeri, Mannucci, D’Arcevia e Gigli.
Il volume vuole documentare le presenze, ma soprattutto le opere di artisti locali e di ogni provenienza qui eseguite, conservate, perdute o sottratte, di cui si è venuti a conoscenza nel corso degli anni, a far tempo proprio dal IX-X secolo sino ai giorni nostri.
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