Divagazioni
mercoledì 4 novembre 2026
FAMIGLIE STORICHE MARCHIGIANE
Il volume, di oltre 500 pagine, presenta le notizie più rilevanti, raccolte in anni di ricerca archivistica e documentaria, riguardanti circa 600 famiglie patrizie e non, poste in ordine alfabetico, con i loro personaggi più e meno illustri, che dal XIV secolo ad oggi hanno lasciato testimonianze tangibili nel vasto territorio arceviese, nell’anconetano delle Marche, pur estinte o migrate nel tempo. L’autore riporta inoltre tutte quelle comprese nel Catasto Gregoriano del 1818, proprietarie di casa di propria abitazione nel comune, al fine di avere un quadro preciso delle persone qui residenti, ad una certa data, e della loro eventuale mobilità.
Tra le maggiori famiglie di cui si danno notizie si menzionano i Mannelli e gli Alavolini, con un testo di oltre 100 pagine, di cui si riportano i rispettivi alberi genealogici, ed ancora gli Anselmi, i Battistelli, i Carletti, i Cibo, i Filippini, i Fossi, i Giampieri Carletti, i Luzi, gli Orsini, i Palazzi, i Rotati, i Severini, i Simoncelli, gli Speranzini, i Tarughi, i Tasti, i Tesei, i Veneri, i Vici, gli Zitelli.
Queste famiglie con i loro uomini e donne, che nel tempo si sono qui avvicendate, hanno fatto la storia e dato prestigio a questi luoghi, molte di loro hanno contribuito alla storia ed al prestigio delle Marche e della stessa Italia.
Il territorio arceviese ha restituito, importanti testimonianze abitative a far tempo dal Paleolitico superiore all’Eneolitico, con i siti di Cava Giacometti, di Conelle e Monte Croce Guardia. Dal IV al II secolo a.C. è attestata la famosa necropoli gallica di Montefortino, mentre più scarsi sono i ritrovamenti in periodo romano.
Arcevia, la medievale Roccacontrada, si può ritenere abbia avuto il suo primo insediamento al tempo delle invasioni barbariche per opera dei fuggitivi dalle città romane, distrutte, di Ostra, Suasa e Sena Gallica.
Al tempo della dominazione longobarda, per la sua posizione strategica di controllo viario ai margini dei territori bizantini può aver svolto funzioni di presidio militare. Fu quindi occupata ed ingrandita dai Franchi, ai quali per antica tradizione viene attribuita l’introduzione del culto di S. Medardo, per la presenza dell’unica reliquia oggi rimasta.
Dopo la sua costituzione in libero comune, agli inizi del 1200, Roccacontrada avviò una politica accorta di ingrandimento territoriale divenendo per posizione e fortificazioni un castello munitissimo, e come ricorda il Simonetta (1434) “non era speranza di poterla per forza havere, ma per assedio o per carestia d’acqua”. Ambita come luogo imprendibile fu tenuta in particolare considerazione sotto le signorie di Braccio da Montone e di Francesco Sforza.
Tornata in potere del Papato, per la sua devozione alla Chiesa le fu attribuito da Nicolò V il titolo di Ecclesiae Propugnaculum (1449).
Dalla seconda metà del Quattrocento alla prima metà del Seicento (al tempo del governatorato della duchessa Livia della Rovere, †1641), va riferito il massimo splendore in campo artistico e culturale di Roccacontrada. Ciò fu favorito dal potere economico, politico, ecclesiastico, raggiunto nel tempo dalle maggiori famiglie del luogo, tra cui i Mannelli, gli Alavolini, i Fossi, gli Zitelli, ma anche dalla presenza di prestigiosi personaggi come i vescovi Girolamo Mannelli e Angelo Rocca, i Cibo ed i loro parenti vescovi di Senigallia, i Vigeri della Rovere.
Il Settecento è caratterizzato da un generale decadimento economico, sociale ed urbanistico del Comune, dovuto anche al forte spopolamento per migrazione che interessa tutto il territorio. La costituzione della Colonia Misena, con l’avvio anche degli studi storici patri, determinò un certo risveglio culturale in Arcevia, coinvolgendo in tale iniziativa le personalità più in vista e rappresentative del tempo.
La Rivoluzione francese, il Risorgimento, l’Unità d’Italia e gli eventi bellici del Novecento hanno interessato il comune ed i suoi abitanti, anche con risvolti tragici, come durante il periodo della Resistenza.
Le famiglie con i loro uomini e donne che nel tempo si sono qui avvicendate, alcune migrate altre estinte, hanno fatto la storia di questi luoghi ed anche il loro prestigio.
Di queste famiglie, patrizie e non, e dei loro personaggi più illustri, il volume presenta le notizie più rilevanti che lo scrivente è riuscito a raccogliere in anni di ricerca archivistica e documentaria sul territorio arceviese. Una raccolta di dati che non poteva andare dispersa.
Oltre alle famiglie ed ai personaggi di maggior prestigio e notorietà, a far tempo dal XIV secolo, ricordati anche dagli storici locali, si prende a riferimento tutte quelle che nel Catasto Gregoriano del 1818 possedevano la casa di propria abitazione nel comune. Ciò al fine di avere un quadro preciso e documentato dei residenti, ad una certa data, e della loro eventuale mobilità. Questi dati sono stati integrati da quanto è stato possibile reperire negli atti ufficiali del Comune, delle parrocchie, degli archivi notarili, da manoscritti privati e pubblicazioni di storici locali. Insomma da ogni fonte ritenuta utile.
Tenuto però conto della vastità della ricerca, per alcune famiglie i dati riportati, anche se essenziali, sono gli unici che si sono potuti raccogliere. Per tutte vengono riportate le notizie principali, tralasciando altre più particolari reperibili, ove esistenti, nei rimandi alle mie pubblicazioni o agli autori o testi ivi segnalati.
Paolo Santini, storico, già Presidente del “Centro Studi Arceviesi di documentazione e ricerca per le Marche”, nonché fondatore e direttore della pubblicazione periodica “Studi Arceviesi”; già Accademico Tiberino. Nel 1988 e nel 2005 ha ricevuto il premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri per le sue attività in ambito editoriale, storico e documentaristico. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Sito ed origine di Rocca Contrada (2009), con il patrocinio della Provincia di Ancona e del comune di Arcevia; I Della Robbia nelle Marche ed epigoni robbiani nell’area esino misena: Ercole Ramazzani e bottega (2021), realizzato con il contributo della Regione Marche e del comune di Arcevia.
Per Aboca Edizioni nel 2015 è tra i contributori, con un saggio sulla vita del Cibo, de I discorsi di P.A. Mattioli. L’esemplare dipinto da Gherardo Cibo: eccellenza di arte e scienza del Cinquecento.
sabato 17 gennaio 2026
STUDI ARCEVIESI 10 : IL NOVECENTO - ARCEVIA 1944. A MEMORIA degli eccidi nazifascista di monte Sant’Angelo e partigiano della Madonna dei Monti. Testimonianze inedite -
Il volume raccoglie diversi scritti frutto di studi e ricerche archivistiche effettuate nel corso degli anni ed accantonate da tempo in attesa di pubblicazione. Riguardano periodi storici ed argomenti diversi a far tempo dal 1431 con l’Inventario più antico, noto ed inedito, dei beni mobili conservati nella fortezza di Roccacontrada, con note storiche. Quindi il manoscritto "Memorie della peste" redatto nel gennaio 1524 in occasione della devastante e terribile epidemia che ha interessato, oltre le Marche,tutto il territorio arceviese. Ancora un altro manoscritto, sempre inedito ed importante, arricchisce questo numero: il "Libro delle entrate e Beni stabili" del Monastero di S. Agata, con la storia e documenti che riguardano questo antico e famoso cenobio benedettino.
Di particolare interesse poi è la vita di Alessandra Sabini, la “Santa” arceviese che, bimba di 7 anni, ebbe l’apparizione della Vergine Maria,da cui fu condotta nel Santuario lauretano. Pur segnata da questo evento miracoloso ed avendo elargito, in vita e dopo la morte, tante grazie anche nel territorio patrio, la “Santa” Alessandra attende ancora di essere beatificata.
Per quanto riguarda il Novecento, oltre ad un excursus sui maggiori avvenimenti che hanno caratterizzato questo secolo, con riferimenti alla contemporanea storia locale, si pubblicano alcune testimonianze inedite sui tragici avvenimenti arceviesi del 1944: gli eccidi nazifascista di Monte S. Angelo e partigiano della Madonna dei Monti.
A distanza di tanti anni queste testimonianze aiutano a comprendere meglio lo svolgersi di questi eventi luttuosi che hanno devastato tante famiglie. Eventi di una crudele barbarie che non potendo avere vincitori ma solo vinti, va relegata in un angolo della memoria come monito per il futuro, contro altre guerre fratricide, contro ogni guerra.
Viene ancora pubblicata una dichiarazione sottoscritta, dinanzi ad un notaio a fine novembre 1799, da un gruppo di cittadini arceviesi riguardante l’occupazione del territorio da parte dei Francesi.
Infine, uno scritto sulle Opere della Misericordia di don Luigi Guanella nelle Marche.Nel 1902 i religiosi della Divina Provvidenza giungono a Fano e nel 1903 in Arcevia, dove aprono un ricovero gratuito per orfani e per i ragazzi delle scuole elementari e tecniche. Successivamente, sempre in Arcevia, danno vita ad una innovativa colonia agricola, dove gli orfani ed anche i deficienti vengono avviati alla coltivazione sana e razionale della terra, sperimentando verso questi ultimi un efficace metodo rieducativo che consentiva di recuperarli in parte alla vita sociale.
Da : "ARCEVIA 1944" p.44
"(...) Alle prime luci dell'alba del 4 maggio 1944 circa duemila soldati tedeschi e militi fascisti con autoblindo, mortai e lanciafiamme presero d’assalto monte Sant’Angelo dopo averlo completamente circondato e bloccata ogni via di fuga. Si può ritenere che questa operazione sia stata decisa dal comando delle SS. di Spoleto con il supporto logistico ed informativo della locale Guardia Nazionale Fascista.
Su Arcevia e monte Sant’Angelo, confluirono milizie nazifasciste per lo più provenienti dal maceratese,passando per la strada Serra S. Quirico – Avacelli, ma anche dal pesarese. Per Ciarmatori ("Morire a maggio" p. 129) solo 6 camions passarono per la strada di Avacelli. Tutti gli altri non transitarono in nessuna delle tre strade bloccate dai partigiani. “Testimoni oculari, contadini del luogo, affermarono che essi passarono tutti in due stradine quasi impraticabili”. (...)
STUDI ARCEVIESI 9 : OPERE e PRESENZE ARTISTICHE in ARCEVIA, nelle MARCHE, dal IX-X secolo
Questo n°. 9 di “Studi Arceviesi” vuole essere la “Summa”di un percorso di testimonianze artistiche che prende solo l’avvio da una preistoria vissuta in villaggi dell’età della pietra, eneolitici, proto villanoviani fino alla storia degli abitati celtici e romani. Seguono secoli di silenzio documentario ed è solamente verso il IX e X secolo che il territorio arceviese presenta alcuni interessanti attestati artistici, giunti sino a noi, come l’abbazia di S. Angelo in Cameliano e la chiesa rurale di S. Ansuino di Avacelli, entrambe ristrutturate nel corso dei secoli.
E’ dal Trecento, però, che le testimonianze artistiche arricchiscono in modo continuativo,seppur graduale, il territorio arceviese.
Il massimo splendore in campo artistico e culturale, Arcevia o meglio Roccacontrada lo raggiungerà dalla seconda metà del Quattrocento fino a tutto il Cinquecento, in pieno Rinascimento,ed in tono minore interesserà la prima metà del Seicento. In ciò favorita dal potere economico, ecclesiastico e politico acquisito nel tempo dalle sue maggiori famiglie,tra cui i Mannelli, gli Alavolini, i Fossi, gli Zitelli e dalla presenza di prestigiosi personaggi come i vescovi Girolamo Mannelli e Angelo Rocca, i Cibo ed i loro parenti vescovi di Senigallia, i Vigeri della Rovere.
Tra gli artisti di rilievo presenti in questo periodo ricordiamo Luca Signorelli, i Della Robbia, il principe Gherardo Cibo, notevole disegnatore e paesaggista, che trascorse qui la maggior parte della sua vita.
Dopo una presenza ridotta, sia pure ancora interessante, di testimonianze artistiche nei secoli seguenti, bisognerà attendere il secondo dopoguerra del Novecento ed i successivi decenni per assistere ad una sensibile ripresa prima economica e quindi artistico culturale di Arcevia. La presenza di Quirino Ruggeri e in particolare del grande scultore Edgardo Mannucci, che qui risiederà sino alla morte, richiamerà artisti, letterati, poeti, musicisti e critici, di primaria importanza, alimentando un clima di forte rinascita culturale.
Arcevia, nel contempo, aveva avviato un recupero ed una riqualificazione del proprio patrimonio edilizio, storico artistico, di chiese, monumenti ed edifici pubblici promuovendo la creazione di nuovi spazi espositivi con Musei e Raccolte d’Arte. In particolare, in S. Medardo, negli ex monasteri di S. Agata, dei Cappuccini e nel complesso di S. Francesco con il Museo Archeologico Statale e l’Esposizione permanente di opere d’arte degli artisti Ruggeri, Mannucci, D’Arcevia e Gigli.
Il volume vuole documentare le presenze, ma soprattutto le opere di artisti locali e di ogni provenienza qui eseguite, conservate, perdute o sottratte, di cui si è venuti a conoscenza nel corso degli anni, a far tempo proprio dal IX-X secolo sino ai giorni nostri.
domenica 17 dicembre 2023
I DELLA ROBBIA opere e presenze nelle MARCHE
Dicembre 2023: nuova edizione riveduta e corretta, anche in ebook.
Dalla “Introduzione” di Lucia Tongiorgi Tomasi. A Luca Della Robbia va ascritta la rilevante innovazione dell’utilizzo, in età rinascimentale,
della terracotta invetriata nelle opere d’arte a rilievo. L’originale invenzione permise alla bottega di
Luca e dei suoi familiari di prosperare per decenni e di diffondere la produzione non solo in diverse
regioni italiane, tra cui le Marche, ma anche in alcuni paesi europei, come la Francia e la Spagna.
Paolo Santini, attento conoscitore della realtà storica marchigiana, focalizza la diffusione e
l’evoluzione delle “robbiane” e della scultura fittile di derivazione nella regione ed in particolare
nell’area Esino Misena, non tralasciando peraltro la menzione delle opere disperse, trafugate o
vendute.
L’arrivo nelle Marche di fra Mattia e fra Ambrogio Della Robbia segna una tappa importante
per la diffusione delle opere in terracotta invetriata e di quella policroma, assai meno costosa.
Santini svolge interessanti osservazioni sulle numerose e fedeli testimonianze grafiche, riferite
per la prima volta al romitorio di S. Girolamo di Roccacontrada, eseguite da Gherardo Cibo, eclet
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tica figura di “artista-naturalista”.
L’autore indaga, infine, in modo puntuale e documentato, il contributo, nell’ambito della scul
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tura fittile di ispirazione robbiana, del pittore arceviese Ercole Ramazzani, che di Cibo fu
scolaro, amico e collaboratore. E proprio al Ramazzani, da considerare un cruciale espo
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nente della pittura manieristica della Controriforma nelle Marche e alla sua bottega sono
da riferire una serie di terrecotte dipinte individuate ad Arcevia, a Sassoferrato, a Genga
e a Jesi, alcune delle quali presentano interessanti interpretazioni delle fortunate tipologie
dei “Presepi” e della “Madonna della Misericordia”.
lunedì 13 novembre 2023
STUDI ARCEVIESI pubblicazione periodica
E' IN DISTRIBUZIONE IL N. 8 IN UNA NUOVA VESTE TIPOGRAFICA E CON FOTO A COLORI
Il volume può essere richiesto in tutte le librerie e attraverso la piattaforma digitale dei maggiori booksellers: Youcanprint, Amazon,Abebooks… Chi fosse interessato ad avere i numeri arretrati di “Studi Arceviesi” dal n. 1 al n. 7, come per tutte le altre pubblicazioni di Paolo Santini non reperibili attraverso i canali ordinari, può richiederli direttamente all’autore.
mercoledì 20 settembre 2023
CESARE E VINCENZO CONTI pittori da Roccacontrada in "Studi Arceviesi" n. 8
Il saggio “Cesare e Vincenzo Conti,pittori” con altri testi è inserito in “Studi Arceviesi” n. 8, rinnovato nella veste tipografica. Il volume può essere richiesto in tutte le librerie e attraverso la piattaforma digitale dei maggiori booksellers: Youcanprint, Amazon,Abebooks…
Chi fosse interessato ad avere i numeri arretrati di “Studi Arceviesi” dal n. 1 al n. 7, come per tutte le altre pubblicazioni di Paolo Santini non reperibili attraverso i canali ordinari, può richiederli direttamente all’autore utilizzando Messanger del bolg personale di Facebook visitando, per le pubblicazioni, il sito web https://santinipaolo.blogspot.com , o scrivendo a paolo.stini@libero.it.
venerdì 25 novembre 2022
VI. LE TERRECOTTE DIPINTE DI PRODUZIONE LOCALE ISPIRATE AGLI INVETRIATI ROBBIANI
EPIGONI ROBBIANI NELL’AREA ESINO MISENA
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